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Progetto inclusione: terza giornata a Padova

Si è da poco concluso il terzo appuntamento presso il carcere di Padova dove i Gelatieri per il Gelato hanno deciso di portare un po’ della propria esperienza professionale, in cambio di quella umana.

Questa volta è toccato a Pierluigi D’Ambrosio e Simone Valotto che ci parlano direttamente di questa esperienza.

Pierluigi D’Ambrosio:

“Entrare in un carcere grazie, o causa, della tua professione. Intendiamoci, è stata solo una visita, ma il gelato permette anche questo. Da quando indosso la casacca da gelatiere ho varcato porte di luoghi del tutto inaspettati e del tutto estranei al contesto della mia vita, della mia indole, del mio sentire…

Ho portato gelato in contesti istituzionali, sociali (facile), dello spettacolo, dell’istruzione… Ma cosa possiede il gelato per accomunare tutto ciò? Non lo so e me lo chiedo spesso.

L’ultimo “luogo” visitato è stato, appunto, un carcere. Non è certamente un posto frequentato dai più e non è neppure un luogo conosciuto nelle sue dinamiche istituzionali, sociali, antropologiche. In effetti è un “non luogo”, un posto dove le persone espiano la loro pena, chi per poco, chi per sempre, ma i cui contorni non sono per nulla definiti nell’immaginario di ciascuno di noi. Spesso associamo il carcere ad una sorta d’idea di “deposito” dove porre le cose (o persone) non più utili, dimenticate o da dimenticare, un “non luogo” senza tempo e senza scopo attivo.

Questo nell’immaginario, nella realtà è invece un luogo ben definito, densamente popolato di persone, che non sono solo i carcerati, con regole, dinamiche sociali e umane spesso distanti da quelle che conosciamo e che ne fanno un microcosmo molto attivo, variegato e complesso.

Entrare lì con il gelato… o a causa del gelato! Questo elemento che comprendo essere un “omogeneizzatore” sociale che spiana, avvicina, lega ma che mai separa (a parte improbabili abbinamenti di gusti che trovo deprecabili).

Portare il gelato e trovarsi a parlare della tua vita e delle ragioni che ti legano a questo prodotto, in una situazione che assomiglia molto ad una seduta psicoterapica, in un set che è un carcere penale, al cospetto di persone che hanno commesso degli errori nella vita e stanno pagando per questi errori.

Assurdo! Eppure…

E in tutto questo contesto il gelato che c’entra? Forse poco o nulla, considerato che il gelato lo fanno e lo fanno bene, ma una volta di più ha svolto degnamente il suo ruolo di omogeneizzatore, ha reso possibile questa fusione improbabile e inaspettata tra persone, a me ha dato un livello di comprensione maggiore del contesto, ad altri forse un contenuto positivo con cui riempire uno spazio umano che, per quanto il luogo sia fisicamente affollato, non consente abitualmente scambi emotivi di qualità.

Ciò che riporto a casa è la sensazione d’aver toccato per un breve attimo un mondo del tutto nuovo e alquanto misterioso di cui ora conosco qualcosina di più, la soddisfazione d’aver conosciuto delle persone che spendono la loro vita per progetti d’integrazione faticosi e misconosciuti, ed anche il privilegio d’aver portato un messaggio di speranza a chi, in quel contesto, rischia di perdere la fiducia nel futuro e nella vita propria ed altrui.

Per inciso il gelato, che nulla c’entrava,  è stato letteralmente spazzolato. D’altra parte, se funziona, funziona così.”

Simone Valotto:

“Mi ci sono volute almeno 24 ore per riordinare le idee e capire cosa è successo durante l’esperienza vissuta nel carcere di Padova.

La prima parte della giornata l’abbiamo dedicata a capire come funziona un progetto che da risultati unici al mondo: una recidiva del 4% contro una media del 50/70% è un dato che ha un valore etico, sociale ed economico (ogni carcerato costa alla collettività più di cento mila euro l’anno) incredibile.

Ma non sono tutte rose e fiori: passato il terzo cancello di sicurezza abbiamo cominciato a percepire tutto il disagio e gli ostacoli alla realizzazione di questo progetto. In carcere stanno tutti male : stanno male i carcerati in spazi angusti e inadatti (la struttura ospita più del doppio delle persone per cui è concepita e vivono in 2/3 in 3mq.) stanno male le guardie il cui tasso di suicidio supera quello dei carcerati stessi . Stanno male gli operatori delle cooperative stesse costretti a combattere ogni giorno con un’opinione pubblica che vuole solo dimenticare che questa realtà esiste e ci riguarda tutti. Il senso di insicurezza anche per la nostra stessa incolumità era alle stelle!
Con queste sensazioni abbiamo cominciato a fare il gelato, a parlare di materie prime, di qualità e di manualità ed è avvenuto un piccolo miracolo: tutte le brutte sensazioni che avevamo vissuto un secondo prima si sono dissipate, è sparita la diffidenza e sono spuntati i sorrisi!

In quel preciso istante ho compreso la chiave di volta di questo enorme progetto e mi è stato del tutto spontaneo regalarmi completamente senza remore!

Il racconto di questa giornata meriterebbe qualche pagina di riflessione, quel che posso dirvi con certezza è che ho ricevuto più di quel che ho dato e per questo vorrei ringraziare in modo particolare Matteo Florean per la possibilità concessami ma soprattutto per la persona che è…”

Progetto inclusione: seconda giornata a Padova

Il 9 maggio 2017 le porte del carcere di Padova si sono riaperte, per la visita di altri due gelatieri del Movimento GxG.

Questa volta è stato il mio turno (Roberto Lobrano) insieme a Francesco Dioletta.

Difficile descrivere le emozioni e le riflessioni che si sono succedute durante le poche ore passate all’interno della struttura carceraria. Abbiamo avuto la guida eccezionale di Matteo Florean e di Alessandra Dammone che ci hanno aperto le porte verso una dimensione parallela, sulla quale è stato utile riflettere dal punto di vista umano.

Al di là di ciò che ognuno di noi può aver vissuto nel proprio intimo, ciò che ci ha colpito entrambi è stata la professionalità, la pulizia, la qualità e l’efficienza dei laboratori di pasticceria e di gelateria all’interno del Carcere, gestiti in modo impeccabile.

La pasticceria Giotto è una vera eccellenza, che può competere con successo in termini qualitativi e di offerta con le migliori pasticcerie italiane.

Questa esperienza mi ha riportato ai racconti di mio padre, che mi diceva che Carlo Pozzi (uno dei padri fondatori del Movimento GxG) era solito fare corsi di gelateria in diverse strutture carcerarie sia in Italia che in Spagna.

Credo che questo tipo di visita possa essere utile per arricchire i gelatieri di nuovi punti di vista, e per trasmettere a persone “perdute” un po’ della passione che ci anima nel fare questo meraviglioso mestiere.

Uno dei dati che mi ha sconvolto è che la recidiva media dei carceri italiani è superiore al 50%. In pratica un carcerato su due, quando esce torna a delinquere. Quella dei carcerati che lavorano all’interno del reparto Pasticceria di Giotto è del 4%. Lascio a voi capire cosa significa questo risultato, sia per le persone coinvolte che per la comunità tutta…

Grazie a persone come Matteo che credono che il mondo può essere migliorato con piccoli gesti quotidiani.

Progetto inclusione GxG: il carcere di Padova

Recentemente due gelatieri del movimento GxG sono stati ospiti del carcere di Padova, dove hanno portato testimonianza di un po’ della loro esperienza e passione ai detenuti impegnati in un bellissimo progetto di recupero.

La Pasticceria Giotto del Carcere di Padova è situata in un laboratorio che è insieme scuola di mestiere e di vita e opera all’interno della Casa di Reclusione Due Palazzi dal 2005.

Da allora ad oggi, tanti incontri, visite ed eventi hanno fatto sentire l’affetto delle istituzioni, del pubblico e della critica di settore a questa struttura.

La quotidianità di un lavoro vero dà la possibilità a molte persone di cambiare, ogni giorno, insieme. I Gelatieri per il Gelato hanno accettato di buon grado di poter collaborare con tale struttura, organizzando degli incontri formativi, ma soprattutto portando testimonianza della propria passione e della vicinanza a chi affronta un percorso di recupero.

I primi due gelatieri impegnati in questo progetto sono stati Gianfrancesco Cutelli e Barbara Bettera, che vediamo in queste foto impegnati in un bellissimo incontro.

 

Altri incontri seguiranno con altri gelatieri volontari.
Gelatieri per il Gelato è anche questo…..