Archivi tag: associazione

Dell’Identità del Gelatiere ovvero dei Maghi e delle Fattucchiere

Sono un po’ d’anni che puntualmente mi si presenta alla mente una domanda: il gelatiere chi è, qual è il suo profilo professionale, in sintesi: qual è la sua Identità?

Questa domanda me la sono posta la prima volta alcuni anni fa, al momento del mio ingresso nel fatato mondo della gelateria. Provenivo da una solida carriera condotta in settori del terziario avanzato con una prevalenza nei servizi all’impresa ed all’industria.

In tali ambiti, l’identità professionale è chiaramente definibile, tutto ciò che attiene a questo mondo, soprattutto se ci riferiamo all’industria, è ampiamente “normato”. Standard internazionali, linee guida, procedure, processi sono pane quotidiano per chiunque operi professionalmente nel mondo produttivo, amministrativo, della logistica o dei servizi.

Chiunque voglia lavorare in tali ambiti deve possedere, oltre ad uno specifico stimolo personale, un solido “pacchetto” di conoscenze trasversali per formare il proprio profilo professionale. Deve possedere le nozioni di base per poter parlare una lingua condivisa, deve conoscere quali sono le modalità di creazione, prototipazione, test, produzione, commercializzazione, supporto al cliente, proprie di un moderno prodotto industriale.

Pur nella specificità della singola industria e del singolo prodotto, tutta la catena organizzativa, produttiva, logistica, di scelta dei materiali e di creazione del prodotto, sono create, organizzate e gestite con modalità condivise, riferendosi a standard, linee guida e procedure codificate.

Il mondo industriale funziona così, diversamente sarebbe impossibile collocarlo in un meccanismo globalizzato come quello che connota il nostro mondo economico e produttivo.

Volendo fare un po’ di storia, potremmo dire che le prime esigenze d’armonizzazione dei sistemi industriali sono nate con la prima e soprattutto la seconda guerra mondiale. Gli eventi bellici riconvertirono in breve tempo l’intero apparato industriale da una produzione civile ad una militare avanzando l’esigenza di disporre di prodotti con tolleranze costruttive certe, al fine, ad esempio, che la munizione prodotta dall’industria A sia perfettamente compatibile con la canna del fucile prodotta dall’industria B. Sembrano per noi delle ovvietà, ma le difficoltà da superare furono moltissime e gravose.
Da queste esperienze nacquero gli Standard Industriali che poi divennero anche Internazionali.
Bene, questo per dirvi che quando approdai al mondo della gelateria tutto questo non lo ritrovai, nemmeno un abbozzo o un’intenzione. Niente.
Ciò che trovai fu un comparto popolato da molte individualità senza una comune identità professionale, senza riferimenti culturali certi, senza prassi condivisa. Ma quello che mi sorprese di più fu rilevare parecchi soggetti, che di fatto potremmo associare ai maghi e alle fattucchiere, tutti indistintamente sedicenti possessori della pietra filosofale applicabile al gelato e alla gelateria.

Non fu facile, lo ammetto.

I riferimenti culturali erano rappresentati dai fondamentali tomi di Caviezel e poco altro. Alcune scuole, con ognuna una personale inclinazione verso un tipo od un altro di gelato, costose, senza un chiaro approccio didattico perché create, gestite ed operate da persone che erano tutt’altro che pedagoghi.

Per il resto, il nulla.

Per cui partii da lì, come molti, con l’ostinata intenzione d’acquisire una mia personale Identità professionale, visto che non ne era disponibile una condivisa.

A distanza d’anni, dopo migliaia d’ore spese a cercare la mia personale pietra filosofale, e a non trascurabili importi di migliaia di Euro spesi per la sua ricerca, dove mi posiziono? In verità non lo so, non disponendo di un’unità di misura condivisa. A sensazione direi che mi mancano ancora parecchi passaggi per dichiararmi un completo professionista del gelato, ma non avendo riferimenti certi potrei anche aver superato il punto di meta o non aver neppure iniziato concretamente il mio cammino perché mi sono perso per strada in argomentazioni inutili e improduttive.

Il fare da soli, essere degli autodidatti, porta a questo: l’incertezza. Incertezza delle proprie conoscenze, incertezza del proprio prodotto, incertezza della propria persona intesa come professionista.

Durante questo cammino professionale, in verità ho trovato altri miei consimili. Persone a loro volta alla ricerca di riferimenti certi, anche loro (ahimè) senza alcuna pietra filosofale in tasca, ma dotati di entusiasmo e determinazione fortemente orientate alla creazione della loro Identità.

Mi sono spesso accompagnato a loro ed è stata ogni volta una grande occasione di crescita.

Questo mi ha fatto riflettere e mi ha dato una certezza: l’Identità professionale del Gelatiere esiste, ha molte forme perchè è sparsa tra i molti artigiani seri che tuttora la cercano. Mi viene in mente l’immagine di un puzzle, ognuno possiede alcune tessere ma non il quadro globale.

Che cosa è utile fare, a questo punto, se non mettere assieme i nostri “saperi” per formare questo grande puzzle che voglio chiamare Identità del Gelatiere?

I mezzi per raggiungere questo obiettivo ci sarebbero, mi viene in mente un grande convegno di tutte le Associazioni che hanno a cuore la nostra categoria, in cui discutere di questi argomenti e giungere alla definizione, una volta per tutte, della figura del gelatiere, il suo profilo culturale, la prassi professionale.

Se il gelato artigianale di tradizione italiana è stato di fatto definito, ora è la volta della categoria professionale che quel gelato lo deve produrre.

Astenersi maghi e fattucchiere, please.

Pierluigi D’Ambrosio

I GxG allo Sherbeth Festival

Questa edizione dello Sherbeth Festival di Palermo vede una numerosa presenza dei gelatieri per il Gelato, sia tra il coordinamento tecnico del laboratorio che tra i concorrenti.

Su 45 gelatieri partecipanti ben 12 sono appartenenti attivi al Movimento Culturale dei Gelatieri per il Gelato.

Anche il Direttore Antonio Cappadonia e il Condirettore Giovanna Musumeci sono attivi partecipanti al movimento, così come i due storici responsabili di laboratorio Arnaldo Conforto e Ruben Pili.

 

Il Movimento dei Gelatieri per il Gelato nasce proprio nell’edizione di Sherbeth Festival del 2011, grazie alla spinta di Luca Caviezel e Carlo Pozzi, che hanno riunito intorno a sé un gruppo di gelatieri con il desiderio di preservare la cultura del vero gelato di tradizione italiana e di stilare una definizione concettuale di gelato artigianale e di gelatiere artigiano.

Sono passati un po’ di anni da quella prima riunione avvenuta nelle sale comunali di Cefalù. Oggi il movimento è un’Associazione Culturale che riunisce una cinquantina di gelatieri, che hanno aderito volontariamente ad un codice etico e che si stanno organizzando per crescere ancora e diffondere i principi di professionalità e trasparenza tra il pubblico amante del buon gelato artigianale di tradizione italiana.

Alcuni dei partecipanti alla riunione con alcuni illustri ospiti. Manca nella foto Antonio Cappadonia.

GxG 2.0: 16 mesi di lavoro e di soddisfazioni!

Sono passati pochi mesi dalla rinascita del movimento GxG e dalla sua trasformazione in Associazione Culturale.

Mesi di riorganizzazione, di duro lavoro e di attività che hanno portato il gruppo dei sei promotori a moltiplicarsi fino agli attuali 50 iscritti!

Una diffusione a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano e con alcune importanti rappresentanze all’estero: in Olanda, in Germania e financo in Vietnam!

La certezza è che il movimento GxG abbia intercettato una serie di sensibilità individuali preesistenti ed abbia dato organizzazione e indirizzo alle singole identità.

Un gruppo che si è coeso nel tempo, e che oggi dialoga giornalmente grazie alla disponibilità dei social media (Facebook e Whatsapp su tutti).

Nonostante la stagione estiva non consenta grandi disponibilità di tempo, si stanno spontaneamente ed entusiasticamente sviluppando numerosi temi ed organizzando azioni di interesse comune. Ciò corrisponde alla positiva sensazione che ciascuno si “senta a casa propria”, senza limiti costrittivi di tipo ideologico od organizzativo, ma accomunati dalla propria sensibilità per offrire un gelato buono, giusto ed etico.

Quello che è stato fatto è ben descritto nella pagina del nostro diario di bordo, quello che invece è successo, grazie ad alcuni di questi eventi e alla nostra presenza in trasmissioni televisive o articoli usciti sulla carta stampata nella primavera del 2017, è l’instaurarsi di un irrituale rapporto di dialogo trasparente e di conoscenza con il cliente finale.

In un mercato dove la quasi totalità dei nostri clienti non è in grado di discriminare tra un gelato prodotto con uso abbondante di semilavorati, o addirittura di produzione industriale e uno artigianale creato a partire da materie prime di qualità, fresche e di stagione, la necessità di trasparenza è diventata per noi una priorità.

Quale modo più diretto ed efficace di comunicare la trasparenza se non quello di informare il cliente che abbiamo deciso di seguire un decalogo etico che dimostri la professionalità e le scelte qualitative di chi lo sottoscrive?

Questo è naturalmente divenuto necessario perché, non essendoci una legge che impone degli standard qualitativi certi, occorreva un sistema chiaro di differenziazione che ci ponesse su un piano diverso rispetto a chi non segue certi canoni qualitativi e non applica certe scelte etiche.

Differenziarci non significa necessariamente essere migliori, ma essere diversi e permettere a quei clienti che sono sensibili agli stessi temi a cui siamo sensibili noi, di sceglierci se lo vorranno.

D’altra parte, per i singoli associati, l’adesione al movimento GxG rappresenta l’opportunità di disporre di temi e strumenti comunicativi efficaci al fine di trasmettere le proprie peculiari caratteristiche d’applicazione del codice etico e l’occasione di acquisire visibilità nel senso di riconoscimento del proprio operato in quanto eccellenza artigianale.

Abbiamo iniziato a giocare una partita. Una partita che speriamo possa vedere presto vincere quella parte di operatori votati alla qualità che c’è anche nel nostro settore, ma che ha bisogno di emergere e di unire le forze per arrivare a palesarsi all’attenzione consapevole del nostro cliente.

Oggi il gelato viene ancora consumato per la maggior parte delle persone distrattamente e senza una vera e propria ricerca. Un po’ come si consumava il vino cinquant’anni fa in Italia: c’era il rosso, il bianco e quello frizzante….

E’ iniziato un percorso virtuoso e più persone lo intraprenderanno, maggior fortuna potrà avere il nostro prodotto agli occhi del consumatore attento.

Il posizionamento dei GxG nel mercato del gelato

Era il gennaio 2015 quando per la prima volta parlammo del posizionamento dei Gelatieri per il Gelato sulla grande scacchiera del mondo del gelato “artigianale”.

Sono passati due anni e mezzo e tale analisi si sta dimostrando sempre più chiara ed attuale.

Riporto qui di seguito il ragionamento che ci ha portati in seguito ad identificare il nostro attuale codice etico. All’epoca si cercava di districarsi in un insieme complesso di regole, valutazioni e scelte di singoli ingredienti.

Il tempo ci ha fatto capire che occorreva semplificare piuttosto che perdersi in mille rivoli ed oggi abbiamo “solo” 10 regole, semplici ma utili al nostro consumatore per affrontare le sue scelte di acquisto “consapevole”.

Se dividiamo il mercato del gelato in 4 quadranti separati da due rette, le quali rappresentano, nelle ascisse, la classificazione degli ingredienti secondo un diverso livello di complessità di processo e di standardizzazione, mentre sulle ordinate  il diverso livello di conoscenza del mestiere di gelatiere, possiamo provare a posizionare i diversi modi di fare e proporre il gelato artigianale.

Facendo riferimento alla slide riportata si può notare come in alto a sinistra venga posizionato il “gelatiere purista preparato”, colui che conosce molto bene il mestiere, le tecniche produttive, le qualità nutrizionali e funzionali di ciascun ingrediente che decide di utilizzare per poter produrre il suo gelato in modo unico e personale. Egli ha inoltre effettuato la scelta di utilizzare gli ingredienti semplici, naturali e meno processati possibili.

Diametralmente al suo opposto in basso a destra, c’è “l’esecutore inconsapevole certo del risultato standard”, il quale senza alcuna conoscenza tecnica del mestiere, ma attraverso l’utilizzo di prodotti pronti all’uso di tipo standardizzato (come le basi pronte in polvere o liquide), produce e commercializza il ”suo” gelato certo di un risultato che gli viene garantito dalle aziende di semilavorati che gli vendono i prodotti pronti. Egli non ha bisogno di imparare come si fa il gelato poiché si mette completamente nelle mani dell’industria che gli ha semplificato i processi e gli garantisce la costanza del prodotto.

Nel quadrante di sinistra in basso vi è poi “l’esecutore inconsapevole a rischio di insuccesso”. Si tratta di una persona che non ha alcuna conoscenza tecnica del mestiere, ma che pretende, attraverso l’utilizzo di ingredienti semplici, naturali e anche di qualità, di riuscire a fare un gelato di alto livello qualitativo. Si può trattare ad esempio di un esecutore di ricette che però non è in grado né di spiegare ciò che sta facendo, né di personalizzare o variare il proprio prodotto, poiché non ne padroneggia le caratteristiche e non conosce la grammatica del gelato. Naturalmente c’è una forte componente di rischio di insuccesso nel suo lavoro, soprattutto se è costretto a variare le ricette su richiesta del cliente, senza sapere come fare.

Infine nel quadrante in alto a destra gravita il “gelatiere preparato dipendente dall’industria”. Si tratta di una persona dall’alto profilo professionale che però, per scelta, decide di utilizzare prodotti industriali ad alto livello di standardizzazione. Il suo posizionamento può dipendere dalle più svariate motivazioni, dal legame commerciale con aziende di semilavorati, da sponsorizzazioni, dalla scelta di industrializzazione dei processi o altro. Tali scelte vanno nella direzione del consolidamento del branding e del potere economico dell’industria di settore (attuata inconsciamente o meno dal gelatiere).

Da questo panorama risulta abbastanza chiaro che la difesa dei concetti di artigianalità, di rispetto del territorio, di naturalezza degli ingredienti e di cultura storica, sociale e professionale del mestiere di gelatiere, metta i Gelatieri per il Gelato nel quadrante in alto a sinistra, in una finestra più o meno larga, a seconda che il gelatiere utilizzi ingredienti più o meno processati ed abbia un livello più o meno alto della conoscenza del proprio mestiere.

A questo punto risultava evidente arrivare ad un disciplinare o codice, che stabilisse delle regole nelle quali i Gelatieri per il Gelato si riconoscessero pienamente e, all’interno delle quali, operassero in modo coerente pur nel rispetto delle singole diversità. Questo è finalmente avvenuto nel 2016, quando il movimento si è trasformato in Associazione Culturale e ha stilato il proprio codice etico.

Si tratta di un drastico cambio di paradigma, ancora poco compreso, sia dalla larga parte degli operatori del “mondo di mezzo”, sia dai produttori e commercializzatori di semilavorati “spinti” che hanno interpretato questo posizionamento come una “presa di posizione” contrapposta a quella degli altri. Nulla di tutto questo, naturalmente. Si è trattato di un’analisi del mercato che ne fotografa i contorni e che per la prima volta può far capire anche al pubblico quale tipologia di operatore gli sta di fronte.

I Gelatieri per il Gelato esprimono una propria filosofia e ritengono del tutto normale comunicarla ai propri clienti, perché convinti che questi possano gradire la trasparenza e le scelte, volte alla valorizzazione della cultura e del gusto del buon gelato di tradizione italiana.

Non c’è alcuna volontà di ergersi al di sopra degli altri o di sentirsi migliori. C’è un processo di consapevolezza che ci unisce e che si desidera condividere con il maggior numero possibile di operatori.

Siamo convinti che sia in Italia che all’estero ci siano centinaia di gelatieri che si possano riconoscere in questi valori e che di fatto già stanno operando nel rispetto di un codice, simile o addirittura identico a quello che abbiamo identificato noi.

E’ semplicemente giunto il tempo di emergere e dimostrare la propria esistenza ai nostri clienti.

Quella che si sta giocando è una partita, sarebbe bello poterla giocare con regole condivise e chiare.

Aggiornamento su “Abbraccio Mediterraneo”

Aumentano le gelaterie che hanno aderito al nuovo progetto per l’associazione Gelatieri per il Gelato, che ha con piacere risposto all’appello di Lega Pro per una collaborazione che mira a mettere insieme due tra le “passioni” più diffuse, calcio e gelato, unite sotto la bandiera dei valori di condivisione e solidarietà.

Un’idea nuova che porterà nei prossimi mesi l’associazione GxG al coinvolgimento dei suoi associati e delle gelaterie italiane, per sensibilizzare il pubblico e le tifoserie alla partecipazione solidale, in una raccolta fondi a scopo benefico destinate a finanziare i progetti sociali di Lega Pro.

Si parte per le FINALL 2017 con la presentazione del progetto, che si svilupperà dal prossimo campionato a partire dalle gelaterie associate GxG delle città delle squadre in Lega Pro, con l’obiettivo concreto e possibile di allargare i confini della solidarietà ai maestri gelatieri di tutta Italia.
Tante le iniziative che accompagneranno le fasi conclusive dei playoff e delle FINALL: laboratori per bambini e ragazzi, degustazioni multisensoriali, contest per la creazione di gusti esclusivi di gelato creati per celebrare la solidarietà, la condivisione e l’integrazione… e tanto di più.

Da Firenze, nota come patria dell’arte del gelato sin dal ‘500, parte il primo gusto esclusivo ideato per Lega Pro dai GxG, capitanati dal presidente Roberto Lobrano, gelatiere di seconda generazione e consulente. Abbraccio Mediterraneo è il nome di un gusto dall’alto contenuto simbolico, che rimanda ai valori di integrazione e condivisione e che raccoglie i tre colori della nostra bandiera, gli stessi di Lega Pro: un gelato al latte aromatizzato alla menta e al basilico, con aggiunta di frutta secca tipica delle nostre coste (mandorle, pistacchi e pinoli) e decorazione di cioccolato bianco a scaglie e coulisse di fragole.

Qui le invitanti proposte di alcune gelaterie che hanno aderito.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Intervista GxG a Rai3: facciamo il punto

Facciamo il punto della situazione un mese esatto dopo la messa in onda della trasmissione d’inchiesta “Indovina chi viene a cena” dove si è parlato di gelato.

Intanto occorre precisare che non è stata una trasmissione organizzata, diretta o cercata dal Movimento dei Gelatieri per il Gelato. Ci è stata richiesta un’intervista per un breve contributo durante la quale abbiamo risposto al meglio delle nostre possibilità a delle domande precise.

Spiace che gran parte del girato durante l’intervista non sia stato utilizzato, ma è logico immaginare che chi ha creato il servizio abbia deciso in autonomia come utilizzare il materiale.

Il bilancio per il nostro movimento è sicuramente stato positivo per tanti aspetti:

  1. Siamo riusciti a dire che si può fare un gelato con ingredienti semplici;
  2. Molti operatori  “nascosti” sono emersi dall’ombra e ci stanno supportando;
  3. Moltissimi clienti in tutta Italia sono andati a cercare le gelaterie “del codice” facendo complimenti e augurandosi che possano aumentare in numero;
  4. Le visualizzazioni del nostro sito sono aumentate vertiginosamente;
  5. Il gruppo si è coeso ulteriormente ;
  6. Anche altre associazioni stanno mostrando un interesse verso il codice e ad unirsi per collaborare.

Naturalmente ci sono stati anche alcuni isolati scontenti che hanno diffuso in rete le loro perplessità e talvolta le loro accuse.

Ho riguardato con attenzione la trasmissione di Rai 3 del 22 maggio 2017, dove nei primi 10 minuti si è parlato di gelato artigianale, di etichettatura, di semilavorati e devo dire che non solo non ho trovato nessuna accusa verso una parte della categoria, ma anzi, c’è stata la possibilità di poter mostrare che non è vero (come la maggior parte delle persone al di fuori di questo settore purtroppo crede) che tutti i gelati che si trovano in giro sono fatti con polverine, coloranti e semilavorati pronti all’uso.

Sicuramente è emersa una fotografia di un settore non regolamentato, dove vige una confusione che non giova a nessuno, né al cliente che non capisce la differenza tra un gelato fatto con prodotti pronti e uno fatto con prodotti freschi, né per l’operatore preparato che non sa come comunicare al cliente il valore della propria artigianalità.

Il servizio è stato fatto da giornalisti seri che per una volta si sono impegnati a girare per molte gelaterie, intervistare sia operatori che produttori di semilavorati ed aromi, che hanno letto i cartelli degli ingredienti (quando li hanno trovati…), che hanno frequentato i corsi di gelateria e si sono impegnati a cercare il maggior numero di informazioni per offrire un quadro più preciso possibile della realtà.

Credo ci siano riusciti, purtroppo.

Nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere questa realtà non serve, come non serve criticare aprioristicamente qualcuno che ha identificato un problema reale e lo ha posto all’attenzione di tutti. Anche se in modo brutale. Ma in fondo le trasmissioni d’inchiesta, questo fanno.

Ho anche cercato di capire se è stato detto da qualcuno del nostro settore che esistono solo 34 gelaterie che lavorano bene in Italia, sottintendendo quindi che tutti gli altri lavorano male, ma anche qui non ho trovato nulla del genere. È emersa piuttosto una notizia, all’interno di un contesto, che riguarda una “giovane” associazione di gelatieri che ha creato un codice etico e che ha deciso di seguirlo volontariamente. Questo naturalmente non significa che solo loro lavorano bene, ma che semplicemente esistono e seguono un codice che è stato presentato alla stampa l’11 di aprile 2017…

Ricordiamo per chi non ne fosse a conoscenza che l’articolo 1 di questo codice recita:

“I soci del Movimento Culturale GxG devono astenersi dal recare danno alla reputazione dei colleghi e soprattutto alla reputazione della categoria, intraprendendo azioni lesive alla professionalità dei gelatieri in generale. Anche di quelli non appartenenti al Movimento.”

Nel servizio non ho nemmeno trovato una demonizzazone generalizzata sul mondo dei semilavorati. I Gelatieri per il Gelato non sono “contro” le aziende di semilavorati. Il problema è che nel settore c’è ancora molta confusione su cosa sia un semilavorato o un prodotto composto e spesso non si fa (volutamente) distinzione tra semilavorati che aiutano l’artigiano e quelli che invece lo “sostituiscono”. Ma questo è un altro argomento che avremo modo di discutere in un prossimo articolo…

Senza considerare coloro che vivono commercializzando i semilavorati pronti, che giustamente difenderanno i loro interessi personali, il sospetto è che questa situazione, così confusa, giovi a molti operatori che desiderano che nulla cambi, anche se spesso affermano il contrario.

Dall’altro lato c’è chi, con superficialità, ha visto i pochi secondi di intervista agli appartenenti di questo movimento culturale, come la volontà di mettersi in mostra. Purtroppo il nostro settore pullula di prime donne e di “fenomeni” che farebbero qualsiasi cosa per 10 secondi di notorietà. La notizia è che il movimento dei Gelatieri per il Gelato, nonostante abbia al suo interno qualche “pluripremiato”, non ha certo l’obiettivo di creare un gruppo “esclusivo” di star del gelato. Questo movimento è nato per fare cultura del gelato e non cultura della personalità di chi lo compone. Si tratta di un progetto “inclusivo” dove è possibile entrare: basta seguire delle semplici regole condivise. Una cosa talmente semplice che risulta sospetta a chi pensa sempre a chissà quale interesse nascosto ci possa essere…

Tra gli obiettivi di questo movimento ci sono anche quelli di migliorare la qualità della comunicazione con i propri clienti. Ecco perché è importante utilizzare tutti i canali possibili per giungere al grande pubblico e a quegli operatori nascosti. La visibilità quindi non è un fine, ma un mezzo per veicolare un messaggio “sociale”.

Se pensassimo che solo una trentina di gelatieri in Italia possano fare un buon lavoro saremmo dei pazzi. Noi crediamo, al contrario che ci siano centinaia di bravi gelatieri, che amano il loro lavoro e che lo fanno con passione ed in modo etico. Crediamo ci siano anche molte persone che non sanno ancora esattamente cosa significhi fare un gelato di tradizione italiana, perché magari il loro percorso in questo settore è partito da semilavorati pronti o ad alta grammatura, ma che oggi vorrebbero emanciparsi da tale situazione. E’ anche a questi operatori che ci rivolgiamo.

Questo gruppo ha l’obiettivo di crescere e far crescere professionalmente i propri associati attraverso lo scambio e l’autoformazione.

La cultura è da sempre considerata un’arma pericolosa per chi detiene il potere e gode dell’ignoranza dei propri sottoposti. Per questo sappiamo di essere nel mirino di molti detrattori “interessati” o inconsapevolmente “complici” del sistema, ma ciò non fa che fortificarci e farci capire di essere sulla buona strada.

Roberto Lobrano

Presidente dei GxG