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Aggiornamento su “Abbraccio Mediterraneo”

Aumentano le gelaterie che hanno aderito al nuovo progetto per l’associazione Gelatieri per il Gelato, che ha con piacere risposto all’appello di Lega Pro per una collaborazione che mira a mettere insieme due tra le “passioni” più diffuse, calcio e gelato, unite sotto la bandiera dei valori di condivisione e solidarietà.

Un’idea nuova che porterà nei prossimi mesi l’associazione GxG al coinvolgimento dei suoi associati e delle gelaterie italiane, per sensibilizzare il pubblico e le tifoserie alla partecipazione solidale, in una raccolta fondi a scopo benefico destinate a finanziare i progetti sociali di Lega Pro.

Si parte per le FINALL 2017 con la presentazione del progetto, che si svilupperà dal prossimo campionato a partire dalle gelaterie associate GxG delle città delle squadre in Lega Pro, con l’obiettivo concreto e possibile di allargare i confini della solidarietà ai maestri gelatieri di tutta Italia.
Tante le iniziative che accompagneranno le fasi conclusive dei playoff e delle FINALL: laboratori per bambini e ragazzi, degustazioni multisensoriali, contest per la creazione di gusti esclusivi di gelato creati per celebrare la solidarietà, la condivisione e l’integrazione… e tanto di più.

Da Firenze, nota come patria dell’arte del gelato sin dal ‘500, parte il primo gusto esclusivo ideato per Lega Pro dai GxG, capitanati dal presidente Roberto Lobrano, gelatiere di seconda generazione e consulente. Abbraccio Mediterraneo è il nome di un gusto dall’alto contenuto simbolico, che rimanda ai valori di integrazione e condivisione e che raccoglie i tre colori della nostra bandiera, gli stessi di Lega Pro: un gelato al latte aromatizzato alla menta e al basilico, con aggiunta di frutta secca tipica delle nostre coste (mandorle, pistacchi e pinoli) e decorazione di cioccolato bianco a scaglie e coulisse di fragole.

Qui le invitanti proposte di alcune gelaterie che hanno aderito.

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Intervista GxG a Rai3: facciamo il punto

Facciamo il punto della situazione un mese esatto dopo la messa in onda della trasmissione d’inchiesta “Indovina chi viene a cena” dove si è parlato di gelato.

Intanto occorre precisare che non è stata una trasmissione organizzata, diretta o cercata dal Movimento dei Gelatieri per il Gelato. Ci è stata richiesta un’intervista per un breve contributo durante la quale abbiamo risposto al meglio delle nostre possibilità a delle domande precise.

Spiace che gran parte del girato durante l’intervista non sia stato utilizzato, ma è logico immaginare che chi ha creato il servizio abbia deciso in autonomia come utilizzare il materiale.

Il bilancio per il nostro movimento è sicuramente stato positivo per tanti aspetti:

  1. Siamo riusciti a dire che si può fare un gelato con ingredienti semplici;
  2. Molti operatori  “nascosti” sono emersi dall’ombra e ci stanno supportando;
  3. Moltissimi clienti in tutta Italia sono andati a cercare le gelaterie “del codice” facendo complimenti e augurandosi che possano aumentare in numero;
  4. Le visualizzazioni del nostro sito sono aumentate vertiginosamente;
  5. Il gruppo si è coeso ulteriormente ;
  6. Anche altre associazioni stanno mostrando un interesse verso il codice e ad unirsi per collaborare.

Naturalmente ci sono stati anche alcuni isolati scontenti che hanno diffuso in rete le loro perplessità e talvolta le loro accuse.

Ho riguardato con attenzione la trasmissione di Rai 3 del 22 maggio 2017, dove nei primi 10 minuti si è parlato di gelato artigianale, di etichettatura, di semilavorati e devo dire che non solo non ho trovato nessuna accusa verso una parte della categoria, ma anzi, c’è stata la possibilità di poter mostrare che non è vero (come la maggior parte delle persone al di fuori di questo settore purtroppo crede) che tutti i gelati che si trovano in giro sono fatti con polverine, coloranti e semilavorati pronti all’uso.

Sicuramente è emersa una fotografia di un settore non regolamentato, dove vige una confusione che non giova a nessuno, né al cliente che non capisce la differenza tra un gelato fatto con prodotti pronti e uno fatto con prodotti freschi, né per l’operatore preparato che non sa come comunicare al cliente il valore della propria artigianalità.

Il servizio è stato fatto da giornalisti seri che per una volta si sono impegnati a girare per molte gelaterie, intervistare sia operatori che produttori di semilavorati ed aromi, che hanno letto i cartelli degli ingredienti (quando li hanno trovati…), che hanno frequentato i corsi di gelateria e si sono impegnati a cercare il maggior numero di informazioni per offrire un quadro più preciso possibile della realtà.

Credo ci siano riusciti, purtroppo.

Nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere questa realtà non serve, come non serve criticare aprioristicamente qualcuno che ha identificato un problema reale e lo ha posto all’attenzione di tutti. Anche se in modo brutale. Ma in fondo le trasmissioni d’inchiesta, questo fanno.

Ho anche cercato di capire se è stato detto da qualcuno del nostro settore che esistono solo 34 gelaterie che lavorano bene in Italia, sottintendendo quindi che tutti gli altri lavorano male, ma anche qui non ho trovato nulla del genere. È emersa piuttosto una notizia, all’interno di un contesto, che riguarda una “giovane” associazione di gelatieri che ha creato un codice etico e che ha deciso di seguirlo volontariamente. Questo naturalmente non significa che solo loro lavorano bene, ma che semplicemente esistono e seguono un codice che è stato presentato alla stampa l’11 di aprile 2017…

Ricordiamo per chi non ne fosse a conoscenza che l’articolo 1 di questo codice recita:

“I soci del Movimento Culturale GxG devono astenersi dal recare danno alla reputazione dei colleghi e soprattutto alla reputazione della categoria, intraprendendo azioni lesive alla professionalità dei gelatieri in generale. Anche di quelli non appartenenti al Movimento.”

Nel servizio non ho nemmeno trovato una demonizzazone generalizzata sul mondo dei semilavorati. I Gelatieri per il Gelato non sono “contro” le aziende di semilavorati. Il problema è che nel settore c’è ancora molta confusione su cosa sia un semilavorato o un prodotto composto e spesso non si fa (volutamente) distinzione tra semilavorati che aiutano l’artigiano e quelli che invece lo “sostituiscono”. Ma questo è un altro argomento che avremo modo di discutere in un prossimo articolo…

Senza considerare coloro che vivono commercializzando i semilavorati pronti, che giustamente difenderanno i loro interessi personali, il sospetto è che questa situazione, così confusa, giovi a molti operatori che desiderano che nulla cambi, anche se spesso affermano il contrario.

Dall’altro lato c’è chi, con superficialità, ha visto i pochi secondi di intervista agli appartenenti di questo movimento culturale, come la volontà di mettersi in mostra. Purtroppo il nostro settore pullula di prime donne e di “fenomeni” che farebbero qualsiasi cosa per 10 secondi di notorietà. La notizia è che il movimento dei Gelatieri per il Gelato, nonostante abbia al suo interno qualche “pluripremiato”, non ha certo l’obiettivo di creare un gruppo “esclusivo” di star del gelato. Questo movimento è nato per fare cultura del gelato e non cultura della personalità di chi lo compone. Si tratta di un progetto “inclusivo” dove è possibile entrare: basta seguire delle semplici regole condivise. Una cosa talmente semplice che risulta sospetta a chi pensa sempre a chissà quale interesse nascosto ci possa essere…

Tra gli obiettivi di questo movimento ci sono anche quelli di migliorare la qualità della comunicazione con i propri clienti. Ecco perché è importante utilizzare tutti i canali possibili per giungere al grande pubblico e a quegli operatori nascosti. La visibilità quindi non è un fine, ma un mezzo per veicolare un messaggio “sociale”.

Se pensassimo che solo una trentina di gelatieri in Italia possano fare un buon lavoro saremmo dei pazzi. Noi crediamo, al contrario che ci siano centinaia di bravi gelatieri, che amano il loro lavoro e che lo fanno con passione ed in modo etico. Crediamo ci siano anche molte persone che non sanno ancora esattamente cosa significhi fare un gelato di tradizione italiana, perché magari il loro percorso in questo settore è partito da semilavorati pronti o ad alta grammatura, ma che oggi vorrebbero emanciparsi da tale situazione. E’ anche a questi operatori che ci rivolgiamo.

Questo gruppo ha l’obiettivo di crescere e far crescere professionalmente i propri associati attraverso lo scambio e l’autoformazione.

La cultura è da sempre considerata un’arma pericolosa per chi detiene il potere e gode dell’ignoranza dei propri sottoposti. Per questo sappiamo di essere nel mirino di molti detrattori “interessati” o inconsapevolmente “complici” del sistema, ma ciò non fa che fortificarci e farci capire di essere sulla buona strada.

Roberto Lobrano

Presidente dei GxG

Abbraccio Mediterraneo, il gelato buono davvero!

Inizia tra pochi giorni la campagna di raccolta volontaria delle gelaterie aderenti a questo bel progetto di solidarietà di cui abbiamo già parlato qualche giorno fa.

A partire da metà giugno sarà infatti possibile trovare presso le gelaterie aderenti del Movimento Culturale Gelatieri per il Gelato il gusto esclusivo “Abbraccio mediterraneo“.

Si tratta di un gelato che raccoglie in sé i profumi e i sapori dei frutti e degli aromi delle nostre coste.

La ricetta realizzata per l’occasione dal Presidente Roberto Lobrano con la collaborazione degli associati del movimento GxG, è quella di un gelato al latte aromatizzato alla menta e al basilico, miele di spiaggia, con aggiunta di frutta secca tipica delle nostre coste (mandorle, pistacchi e pinoli) e decorazione di cioccolato bianco a scaglie e coulisse di fragole.

Un gusto complesso ma che riesce a guidare con sorpresa in una sequenza di sensazioni riconoascibili ed evocative della nostra terra.

I gelatieri aderenti lo proporranno presso le proprie gelaterie interpretandolo secondo le proprie sensibilità.

La cifra raccolta, tramite l’adesione volontaria dei gelatieri associati, verrà poi consegnata ufficialmente durante un grande evento a fine estate ai responsabili di Lega Pro per Unicef.

Progetto inclusione: terza giornata a Padova

Si è da poco concluso il terzo appuntamento presso il carcere di Padova dove i Gelatieri per il Gelato hanno deciso di portare un po’ della propria esperienza professionale, in cambio di quella umana.

Questa volta è toccato a Pierluigi D’Ambrosio e Simone Valotto che ci parlano direttamente di questa esperienza.

Pierluigi D’Ambrosio:

“Entrare in un carcere grazie, o causa, della tua professione. Intendiamoci, è stata solo una visita, ma il gelato permette anche questo. Da quando indosso la casacca da gelatiere ho varcato porte di luoghi del tutto inaspettati e del tutto estranei al contesto della mia vita, della mia indole, del mio sentire…

Ho portato gelato in contesti istituzionali, sociali (facile), dello spettacolo, dell’istruzione… Ma cosa possiede il gelato per accomunare tutto ciò? Non lo so e me lo chiedo spesso.

L’ultimo “luogo” visitato è stato, appunto, un carcere. Non è certamente un posto frequentato dai più e non è neppure un luogo conosciuto nelle sue dinamiche istituzionali, sociali, antropologiche. In effetti è un “non luogo”, un posto dove le persone espiano la loro pena, chi per poco, chi per sempre, ma i cui contorni non sono per nulla definiti nell’immaginario di ciascuno di noi. Spesso associamo il carcere ad una sorta d’idea di “deposito” dove porre le cose (o persone) non più utili, dimenticate o da dimenticare, un “non luogo” senza tempo e senza scopo attivo.

Questo nell’immaginario, nella realtà è invece un luogo ben definito, densamente popolato di persone, che non sono solo i carcerati, con regole, dinamiche sociali e umane spesso distanti da quelle che conosciamo e che ne fanno un microcosmo molto attivo, variegato e complesso.

Entrare lì con il gelato… o a causa del gelato! Questo elemento che comprendo essere un “omogeneizzatore” sociale che spiana, avvicina, lega ma che mai separa (a parte improbabili abbinamenti di gusti che trovo deprecabili).

Portare il gelato e trovarsi a parlare della tua vita e delle ragioni che ti legano a questo prodotto, in una situazione che assomiglia molto ad una seduta psicoterapica, in un set che è un carcere penale, al cospetto di persone che hanno commesso degli errori nella vita e stanno pagando per questi errori.

Assurdo! Eppure…

E in tutto questo contesto il gelato che c’entra? Forse poco o nulla, considerato che il gelato lo fanno e lo fanno bene, ma una volta di più ha svolto degnamente il suo ruolo di omogeneizzatore, ha reso possibile questa fusione improbabile e inaspettata tra persone, a me ha dato un livello di comprensione maggiore del contesto, ad altri forse un contenuto positivo con cui riempire uno spazio umano che, per quanto il luogo sia fisicamente affollato, non consente abitualmente scambi emotivi di qualità.

Ciò che riporto a casa è la sensazione d’aver toccato per un breve attimo un mondo del tutto nuovo e alquanto misterioso di cui ora conosco qualcosina di più, la soddisfazione d’aver conosciuto delle persone che spendono la loro vita per progetti d’integrazione faticosi e misconosciuti, ed anche il privilegio d’aver portato un messaggio di speranza a chi, in quel contesto, rischia di perdere la fiducia nel futuro e nella vita propria ed altrui.

Per inciso il gelato, che nulla c’entrava,  è stato letteralmente spazzolato. D’altra parte, se funziona, funziona così.”

Simone Valotto:

“Mi ci sono volute almeno 24 ore per riordinare le idee e capire cosa è successo durante l’esperienza vissuta nel carcere di Padova.

La prima parte della giornata l’abbiamo dedicata a capire come funziona un progetto che da risultati unici al mondo: una recidiva del 4% contro una media del 50/70% è un dato che ha un valore etico, sociale ed economico (ogni carcerato costa alla collettività più di cento mila euro l’anno) incredibile.

Ma non sono tutte rose e fiori: passato il terzo cancello di sicurezza abbiamo cominciato a percepire tutto il disagio e gli ostacoli alla realizzazione di questo progetto. In carcere stanno tutti male : stanno male i carcerati in spazi angusti e inadatti (la struttura ospita più del doppio delle persone per cui è concepita e vivono in 2/3 in 3mq.) stanno male le guardie il cui tasso di suicidio supera quello dei carcerati stessi . Stanno male gli operatori delle cooperative stesse costretti a combattere ogni giorno con un’opinione pubblica che vuole solo dimenticare che questa realtà esiste e ci riguarda tutti. Il senso di insicurezza anche per la nostra stessa incolumità era alle stelle!
Con queste sensazioni abbiamo cominciato a fare il gelato, a parlare di materie prime, di qualità e di manualità ed è avvenuto un piccolo miracolo: tutte le brutte sensazioni che avevamo vissuto un secondo prima si sono dissipate, è sparita la diffidenza e sono spuntati i sorrisi!

In quel preciso istante ho compreso la chiave di volta di questo enorme progetto e mi è stato del tutto spontaneo regalarmi completamente senza remore!

Il racconto di questa giornata meriterebbe qualche pagina di riflessione, quel che posso dirvi con certezza è che ho ricevuto più di quel che ho dato e per questo vorrei ringraziare in modo particolare Matteo Florean per la possibilità concessami ma soprattutto per la persona che è…”

Progetto inclusione GxG: il carcere di Padova

Recentemente due gelatieri del movimento GxG sono stati ospiti del carcere di Padova, dove hanno portato testimonianza di un po’ della loro esperienza e passione ai detenuti impegnati in un bellissimo progetto di recupero.

La Pasticceria Giotto del Carcere di Padova è situata in un laboratorio che è insieme scuola di mestiere e di vita e opera all’interno della Casa di Reclusione Due Palazzi dal 2005.

Da allora ad oggi, tanti incontri, visite ed eventi hanno fatto sentire l’affetto delle istituzioni, del pubblico e della critica di settore a questa struttura.

La quotidianità di un lavoro vero dà la possibilità a molte persone di cambiare, ogni giorno, insieme. I Gelatieri per il Gelato hanno accettato di buon grado di poter collaborare con tale struttura, organizzando degli incontri formativi, ma soprattutto portando testimonianza della propria passione e della vicinanza a chi affronta un percorso di recupero.

I primi due gelatieri impegnati in questo progetto sono stati Gianfrancesco Cutelli e Barbara Bettera, che vediamo in queste foto impegnati in un bellissimo incontro.

 

Altri incontri seguiranno con altri gelatieri volontari.
Gelatieri per il Gelato è anche questo…..

 

Il Codice Etico dei Gelatieri

In occasione della sigla dell’accordo con l’Università Tor Vergata dello scorso 11 aprile è stato presentato al pubblico anche il Codice Etico dei Gelatieri per il Gelato.

Ecco qui ciò che è stato elaborato e che rappresenta un manifesto degli aderenti a questo Movimento.

MANIFESTO Del Movimento Culturale dei Gelatieri per il Gelato

Chi lavora con le mani è un lavoratore

Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano

Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista.

San Francesco d’Assisi

(Patrono d’Italia)

Premessa

I principi cardine dell’Associazione Culturale Gelatieri per il Gelato (GxG) sono:

  • Valorizzazione della cultura del gelato artigianale
  • Trasparenza e semplicità
  • Indipendenza e consapevolezza
  • Crescita nella collaborazione
  • Autodisciplina

Perché valorizzare la cultura?

Il Movimento dei Gelatieri per il Gelato è un’associazione che si fa promotrice di un grande serbatoio culturale, al quale attingere per generare nuove combinazioni di nuovo e di antico, per inventare il domani guardandosi alle spalle, grazie anche alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Siamo partiti da una piattaforma informatica che è un contenitore “dinamico” di informazioni storiche, punto di incontro virtuale e reale per lo scambio di idee e per la realizzazione di codici di buon lavoro.

Il nostro operato mira alla valorizzazione della cultura di un prodotto culinario che può rappresentare con dignità una delle eccellenze gastronomiche distintive del nostro Paese. Oggi non è ancora così, ma ci adoperiamo per far sì che ciò accada presto.

Le nostre iniziative nascono dal basso per elevarsi grazie al contributo di tutti: dalle eccellenze del settore alimentare, scientifico, manageriale, medico e organizzativo, avendo sempre come punto cardine l’ascolto attivo del nostro cliente. È infatti fondamentale dare risposte concrete alla costante richiesta di chiarezza e di trasparenza da parte dei consumatori, nell’ottica della corretta informazione alimentare.

Cosa intendiamo per trasparenza e semplicità?

La ricerca dell’essenzialità include l’elaborazione: la semplicità è proposta come segno di una complessità ben risolta. Semplicità è anche sinonimo di naturalezza e spontaneità, di trasparenza totale. Portare in primo piano ciò che un tempo rimaneva celato nell’ombra. Seguendo questo concetto, ogni passaggio del processo produttivo deve essere reso perfettamente “trasparente”, privo di segreti. Quando un lavoro viene svolto come si deve non ci sono motivi per nasconderlo. Quando si scelgono degli ingredienti lo si fa nell’interesse e per il bene del consumatore.

Indipendenza e consapevolezza del gelatiere

Da qualche decennio le politiche di mercato del gelato artigianale sono passate dalle mani dei gelatieri a quelle dell’industria che li rifornisce, portando inevitabilmente ad una standardizzazione del prodotto e anche del mestiere. Oggi il gelatiere “medio”, per alcuni fornitori, non è più il cliente “di una volta”, da curare, da seguire, da soddisfare e da rispettare, ma un semplice operatore, ben strumentalizzato quale “utilizzatore” dei propri prodotti. Occorre recuperare la propria indipendenza dall’attuale “sistema gelato” attraverso la consapevolezza del proprio ruolo. Il gelatiere non è soltanto un “assemblatore” di ingredienti ma deve tornare ad essere il portatore di una cultura alimentare che deve essere di eccellenza nel suo contenuto e deve farlo nel migliore dei modi, con attenzione alle nuove esigenze del mercato e finalizzato al benessere dei propri clienti e di sé stesso, in quanto imprenditore.

Crescita e collaborazione

Gli individualismi, la competizione per la supremazia, il culto della personalità, sono spesso i più grandi nemici della sana crescita professionale. L’umiltà, la collaborazione e il desiderio di condivisione e di inclusione (piuttosto che l’elitarismo autoreferenziale) sono i valori in cui crediamo si possa convivere e crescere, arricchendosi l’un l’altro. Sostenendosi anziché rivaleggiare, perché uniti si può vincere. Per una vittoria che in definitiva deve includere tutti i giocatori. Il nostro concetto di “inclusione” si estende anche alle iniziative di “inclusione sociale” a cui come gelatieri ci impegniamo a partecipare.

Autodisciplina

Per definire in modo chiaro il proprio percorso, esprimere la propria sensibilità e il proprio valore di artigiani occorre adottare delle regole di comportamento etiche e professionali, che siano in linea con la tutela dei consumatori e con la difesa dei valori e dei principi morali dei professionisti di questo settore. Questo ci ha portati a creare, sottoscrivere e seguire un codice etico.

CODICE ETICO

Un codice etico è un insieme di regole che servono, a chi volontariamente decide di impegnarsi a seguirle, a operare nella coerenza di determinati valori condivisi.

Gli aderenti al Movimento Culturale Gelatieri per il Gelato, pur mantenendo ciascuno la propria individualità, e nel rispetto della propria creatività, intendono seguire poche semplici regole di buon senso che vengono di seguito elencate. Tali regole sono il frutto di scelte legate a principi professionali, etici, qualitativi e di rispetto verso la salute del proprio cliente e nel rispetto dei propri colleghi.

Nei confronti di colleghi e il pubblico:

  1. I soci del Movimento Culturale GxG devono astenersi dal recare danno alla reputazione dei colleghi e soprattutto alla reputazione della categoria, intraprendendo azioni lesive alla professionalità dei gelatieri in generale. Anche di quelli non appartenenti al Movimento.
  2. Essere trasparenti e chiari nella comunicazione dei propri processi produttivi e degli ingredienti utilizzati verso la clientela.

All’interno dei propri laboratori o durante le attività pubbliche dove si parla di gelato artigianale:

    1. Evitare l’uso di coloranti artificiali e naturali[1], e dei prodotti semilavorati che li contengono, per la produzione dei propri prodotti artigianali.
    2. Evitare l’uso di grassi vegetali idrogenati, olio di palma e di colza e dei prodotti semilavorati che li contengono.
    3. Evitare l’uso dei vari “miglioratori”[2] del gelato e degli aromi di sintesi o natural-identici.
    4. Limitare l’uso di stabilizzanti al minimo indispensabile e scegliere quelli di provenienza tracciata.
    5. Evitare le “scorciatoie” commerciali quali le paste composte che un gelatiere può tranquillamente prepararsi in laboratorio, grazie alla sua professionalità e alle tecnologie a sua disposizione.
    6. Evitare le “basi in polvere” prebilanciate e standardizzate dalle aziende di semilavorati: le varie basi 50, 100 ,150 e oltre. Tutti prodotti che tolgono gran parte della creatività e spesso obbligano i gelatieri a seguire le ricette imposte dai fornitori.[3]
    7. Scegliere i prodotti freschi, possibilmente del proprio territorio, incentivando le economie locali, le tradizioni gastronomiche territoriali, nel rispetto della stagionalità e della qualità. Laddove possibile da coltivazioni biologiche, equosolidali ed ecosostenibili.
    8. Operare nel massimo rispetto per l’ambiente, riducendo gli sprechi e i consumi energetici, adottando sistemi di lavoro ecosostenibile.

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  1. [1] Fatta eccezione di quelli prodotti artigianalmente all’interno del proprio laboratorio, rispettosi della salute e derivati da prodotti naturali, erbe, piante e fiori.

    [2] Si tratta di preparati che contengono emulsionanti pregelatinizzati, grassi vegetali spesso idrogenati e additivi atti a gonfiare il gelato o a impedirne lo scioglimento ad alte temperature.

    [3] Eventuali deroghe riferite alla pre-pesatura di miscele in polvere personali, atte a velocizzare o controllare le operazioni produttive dei propri dipendenti potranno essere prese in considerazione dal CD secondo il singolo caso.