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Abbraccio Mediterraneo, il gelato buono davvero!

Inizia tra pochi giorni la campagna di raccolta volontaria delle gelaterie aderenti a questo bel progetto di solidarietà di cui abbiamo già parlato qualche giorno fa.

A partire da metà giugno sarà infatti possibile trovare presso le gelaterie aderenti del Movimento Culturale Gelatieri per il Gelato il gusto esclusivo “Abbraccio mediterraneo“.

Si tratta di un gelato che raccoglie in sé i profumi e i sapori dei frutti e degli aromi delle nostre coste.

La ricetta realizzata per l’occasione dal Presidente Roberto Lobrano con la collaborazione degli associati del movimento GxG, è quella di un gelato al latte aromatizzato alla menta e al basilico, miele di spiaggia, con aggiunta di frutta secca tipica delle nostre coste (mandorle, pistacchi e pinoli) e decorazione di cioccolato bianco a scaglie e coulisse di fragole.

Un gusto complesso ma che riesce a guidare con sorpresa in una sequenza di sensazioni riconoascibili ed evocative della nostra terra.

I gelatieri aderenti lo proporranno presso le proprie gelaterie interpretandolo secondo le proprie sensibilità.

La cifra raccolta, tramite l’adesione volontaria dei gelatieri associati, verrà poi consegnata ufficialmente durante un grande evento a fine estate ai responsabili di Lega Pro per Unicef.

Progetto inclusione: terza giornata a Padova

Si è da poco concluso il terzo appuntamento presso il carcere di Padova dove i Gelatieri per il Gelato hanno deciso di portare un po’ della propria esperienza professionale, in cambio di quella umana.

Questa volta è toccato a Pierluigi D’Ambrosio e Simone Valotto che ci parlano direttamente di questa esperienza.

Pierluigi D’Ambrosio:

“Entrare in un carcere grazie, o causa, della tua professione. Intendiamoci, è stata solo una visita, ma il gelato permette anche questo. Da quando indosso la casacca da gelatiere ho varcato porte di luoghi del tutto inaspettati e del tutto estranei al contesto della mia vita, della mia indole, del mio sentire…

Ho portato gelato in contesti istituzionali, sociali (facile), dello spettacolo, dell’istruzione… Ma cosa possiede il gelato per accomunare tutto ciò? Non lo so e me lo chiedo spesso.

L’ultimo “luogo” visitato è stato, appunto, un carcere. Non è certamente un posto frequentato dai più e non è neppure un luogo conosciuto nelle sue dinamiche istituzionali, sociali, antropologiche. In effetti è un “non luogo”, un posto dove le persone espiano la loro pena, chi per poco, chi per sempre, ma i cui contorni non sono per nulla definiti nell’immaginario di ciascuno di noi. Spesso associamo il carcere ad una sorta d’idea di “deposito” dove porre le cose (o persone) non più utili, dimenticate o da dimenticare, un “non luogo” senza tempo e senza scopo attivo.

Questo nell’immaginario, nella realtà è invece un luogo ben definito, densamente popolato di persone, che non sono solo i carcerati, con regole, dinamiche sociali e umane spesso distanti da quelle che conosciamo e che ne fanno un microcosmo molto attivo, variegato e complesso.

Entrare lì con il gelato… o a causa del gelato! Questo elemento che comprendo essere un “omogeneizzatore” sociale che spiana, avvicina, lega ma che mai separa (a parte improbabili abbinamenti di gusti che trovo deprecabili).

Portare il gelato e trovarsi a parlare della tua vita e delle ragioni che ti legano a questo prodotto, in una situazione che assomiglia molto ad una seduta psicoterapica, in un set che è un carcere penale, al cospetto di persone che hanno commesso degli errori nella vita e stanno pagando per questi errori.

Assurdo! Eppure…

E in tutto questo contesto il gelato che c’entra? Forse poco o nulla, considerato che il gelato lo fanno e lo fanno bene, ma una volta di più ha svolto degnamente il suo ruolo di omogeneizzatore, ha reso possibile questa fusione improbabile e inaspettata tra persone, a me ha dato un livello di comprensione maggiore del contesto, ad altri forse un contenuto positivo con cui riempire uno spazio umano che, per quanto il luogo sia fisicamente affollato, non consente abitualmente scambi emotivi di qualità.

Ciò che riporto a casa è la sensazione d’aver toccato per un breve attimo un mondo del tutto nuovo e alquanto misterioso di cui ora conosco qualcosina di più, la soddisfazione d’aver conosciuto delle persone che spendono la loro vita per progetti d’integrazione faticosi e misconosciuti, ed anche il privilegio d’aver portato un messaggio di speranza a chi, in quel contesto, rischia di perdere la fiducia nel futuro e nella vita propria ed altrui.

Per inciso il gelato, che nulla c’entrava,  è stato letteralmente spazzolato. D’altra parte, se funziona, funziona così.”

Simone Valotto:

“Mi ci sono volute almeno 24 ore per riordinare le idee e capire cosa è successo durante l’esperienza vissuta nel carcere di Padova.

La prima parte della giornata l’abbiamo dedicata a capire come funziona un progetto che da risultati unici al mondo: una recidiva del 4% contro una media del 50/70% è un dato che ha un valore etico, sociale ed economico (ogni carcerato costa alla collettività più di cento mila euro l’anno) incredibile.

Ma non sono tutte rose e fiori: passato il terzo cancello di sicurezza abbiamo cominciato a percepire tutto il disagio e gli ostacoli alla realizzazione di questo progetto. In carcere stanno tutti male : stanno male i carcerati in spazi angusti e inadatti (la struttura ospita più del doppio delle persone per cui è concepita e vivono in 2/3 in 3mq.) stanno male le guardie il cui tasso di suicidio supera quello dei carcerati stessi . Stanno male gli operatori delle cooperative stesse costretti a combattere ogni giorno con un’opinione pubblica che vuole solo dimenticare che questa realtà esiste e ci riguarda tutti. Il senso di insicurezza anche per la nostra stessa incolumità era alle stelle!
Con queste sensazioni abbiamo cominciato a fare il gelato, a parlare di materie prime, di qualità e di manualità ed è avvenuto un piccolo miracolo: tutte le brutte sensazioni che avevamo vissuto un secondo prima si sono dissipate, è sparita la diffidenza e sono spuntati i sorrisi!

In quel preciso istante ho compreso la chiave di volta di questo enorme progetto e mi è stato del tutto spontaneo regalarmi completamente senza remore!

Il racconto di questa giornata meriterebbe qualche pagina di riflessione, quel che posso dirvi con certezza è che ho ricevuto più di quel che ho dato e per questo vorrei ringraziare in modo particolare Matteo Florean per la possibilità concessami ma soprattutto per la persona che è…”

Luca Caviezel alla Nivarata 2017

Una gradita sorpresa al festival della Nivarata 2017, che si è svolto i primi di giugno ad Acireale. Il nostro maestro Luca Caviezel è venuto in visita ed ha anche premiato il primo classificato del concorso sul gelato alla mandorla a lui dedicato dall’organizzazione.

Come sapete il Maestro Luca è uno dei fondatori del Movimento dei Gelatieri per il Gelato e in questa foto lo vediamo sfoggiare la nostra spilla.

Luca Caviezel

Un ringraziamento per il suo costante sostegno e la passione che ci ha saputo trasmettere e che ci trasmette ancora oggi con la sua vicinanza e interesse verso il nostro mondo.

 

 

Incontro con L’Abbate e Paparella al SIGEP 2017

Nel dicembre del 2016 è stato depositato un disegno di legge sul gelato artigianale di Alta Qualità da parte del Movimento Cinquestelle. Il giorno 21 gennaio 2017 a Rimini presso lo stand Conpait del SIGEP vi è stato un primo incontro con i gelatieri.

Ecco cosa hanno detto il parlamentare Cinquestelle Giuseppe L’Abbate e il Professor Antonello Paparella del Dipartimento di Scienze degli Alimenti di Teramo.

L'Abbate Gelato

L’Abbate: “La proposta di legge nasce in seguito ad una puntata di Geo and Geo dove c’era ospite il Professor Paparella e dove si parlava di gelato e proprio il professore affermava che in Italia non c’è una legge che definisca il gelato artigianale. Ho appreso che l’unica provincia d’Italia che ha regolamentato il settore è quella di Bolzano e il pensiero è stato che magari si potrebbe estenderla o farla anche per il resto d’Italia.”

Giuseppe L’Abbate contatta quindi Paparella per colmare questo vuoto normativo. Dopo diversi incontri ognuno per la sua parte, L’abbate in qualità di parlamentare ha raccolto le esigenze di colmare il vuoto normativo, mentre Paparella ha messo a disposizione da propria conoscenza tecnica del settore alimentare.

Continua L’Abbate “La bozza è nata in questi termini ed è stata depositata. E’ servita a smuovere un po’ il settore e a sollevare diverse reazioni di cui siamo contenti. Siamo assolutamente aperti al confronto e a suggerimenti e la nostra presenza qui ne è una testimonianza. Questa legge può servire a tutelare il gelato artigianale, il settore e soprattutto il consumatore.

In quanto opposizione (continua L’Abbate) è chiaro che in questo momento non abbiamo i numeri per poter far approvare la legge, ma intanto aprire una discussione sui tavoli in parlamento è importante.

Paparella prende poi la parola e spiega il percorso che ha portato al testo.

“Abbiamo esaminato tutto ciò che era stato pubblicato di normativo nel settore in Italia e all’estero. Abbiamo esaminato in dettaglio quella che era la normativa esistente a Bolzano, che era molto dettagliata in materia, anche l’esperienza francese recente della Charte Qualité. In Francia è stata istituita l’alta qualità sul gelato e nella professione di gelatiere sono stati creati due livelli di professione: il gelatiere artigianale e il Maitre Glacier. Sono state fatte delle scelte che anche in Francia sono state oggetto di discussione. Additivi sì, additivi no, quali additivi? Farina di semi di carrube, aromi di sintesi, eccetera.

In altri paesi c’è una normativa molto evoluta, ad esempio negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda, Australia; paesi  lontani da noi, dove ci sono molte gelaterie che si fregiano del termine artigianale, hanno sentito la necessità di codificare questa artigianalità.

Quindi il documento non nasce dalla trasposizione di nozioni teoriche verso un testo di legge, ma da un’analisi attenta dei testi di legge esistenti e da un lungo lavoro di visite in gelateria. Già prima della messa in onda della trasmissione Geo di maggio sono stati visitati decine e decine di negozi, abbiamo buttato giù liste di ingredienti e abbiamo analizzato tutti gli ingredienti che vengono utilizzati in moltissime gelaterie di più città.

Nessuno aveva l’intento di demonizzare qualche cosa. L’intento di questo testo era quello di creare una denominazione superiore di qualità. Una nuova opportunità per valorizzare un prodotto che ha già una qualità, cioè chi non corrisponde a quello che c’è scritto nel testo, non è che non produca un prodotto di qualità, semplicemente questa denominazione dà un vantaggio in più.”

L’esempio del prosciutto cotto

Paparella continua: “Facendo un parallelo nel settore delle carni, nel 2005 c’è stata un’iniziativa simile. Nel 2005 la Coldiretti aveva organizzato un blocco alla frontiera con l’Austria per impedire l’importazione delle carni. C’era una grande confusione nel mercato: i salumi italiani, che sono prodotti di alta qualità, venivano confusi con prodotti che venivano realizzati in Germania e in Austria distribuiti poi nei discount italiani.

È nata così un’iniziativa, con Decreto Ministeriale nel settembre 2005, per istituire l’alta qualità. Prendiamo ad esempio il prosciutto cotto di alta qualità: accanto c’era il prosciutto cotto scelto e poi il prosciutto cotto. Questa è stata un’iniziativa che all’inizio ha creato un caos tra i produttori che hanno reagito in maniera violenta, contestando questo decreto e pensando che avrebbe determinato soltanto dei danni. In realtà dopo dieci anni questo Decreto ha dimostrato di aver fatto un grande servizio all’industria, perché creando l’Alta Qualità, ha fatto piazza pulita di tutti quei prodottacci, come i prosciutti cotti ricomposti, ad alta resa che circolavano confondendosi con gli altri prodotti di alta qualità. Chi ha scelto di produrre il prodotto di qualità corrente, non è scomparso dal mercato, ha ritagliato la sua fetta di mercato; cioè il mercato non ha subito danni, ma un vantaggio. Chi ha perso da quell’esperienza sono proprio coloro che venivano a portare i prodotti di basso livello dalla Germania e dall’Austria, che ora non ci sono più nel mercato normale della distribuzione, ma sono solo in alcuni discount.

Quindi l’obiettivo di questa nuova proposta è quello di dare al gelatiere, che già produce un prodotto di qualità, la passione. Si tratta di dare un’opportunità nuova per creare un marchio, diverso dal biologico, diverso dall’STG (cioè dalla Specialità Tradizionale Garantita), di livello superiore. Chiaramente era necessario fare delle scelte che il consumatore potesse capire, quindi è chiaro che la farina di semi di carrube è un ingrediente naturale, ha un numero come additivo ed è un ingrediente molto utile nella gelateria, ma chiedere ad un consumatore di andare in una gelateria a controllare se accanto a quello usassero magari, aromi di sintesi, coloranti di sintesi, olio di cocco e tanti altri elementi non era facile da comprendere.

Quindi in una prima analisi, in un primo testo, la scelta che è stata fatta è quella: no a basi ad alta grammatura, no a nuclei con molti additivi, anche perché nei giri che ho fatto nelle gelaterie, non ne ho mai trovata una che usasse solo la farina di semi di carruba. Come minimo insieme c’erano: l’acido citrico, i carragenani, lo xantano, il guar.

Con questa legge abbiamo quindi la possibilità di far riconoscere un prodotto di alta qualità che avrà anche un prezzo di alta qualità.”

La seconda proposta di legge, da dove è uscita?

A questo punto, visto che il giorno 20 di gennaio è stato depositato un altro disegno di legge da parte di Federico d’Incà, un altro appartenente al Movimento 5 Stelle, mi sono sentito in dovere di fare una semplice domanda: quando è stato presentato questo disegno di legge e se L’Abbate e Paparella sono a conoscenza che c’è un’altra proposta dal testo molto diverso.

L’Abbate risponde che è la sua proposta è stata depositata nel mese di dicembre e che i lavori si sono sviluppati in due contesti diversi, sono progetti nati in parallelo senza che uno sapesse dell’altro, ma che hanno deciso di comune accordo di presentarli entrambi e che poi in caso di calendarizzazione, sarà fatto un lavoro di unione.

Paparella tende a precisare che gli obiettivi delle due leggi sono diversi:

“Quella di D’Incà serve a tutelare il Gelato di Tradizione Italiana, questo il gelato di Alta Qualità. La maniera migliore per tutelare il gelato artigianale italiano però sarebbe stato, 10 anni fa, fare l’STG come è stato fatto con la mozzarella e per la pizza napoletana. Il testo di D’Incà ricalca quello di Bolzano e ha anche una parte interessante sulla formazione.”

Al mio dubbio sull’eliminazione totale degli additivi da un punto di vista tecnico, Carruba compresa, la risposta di Paparella è stata: “io capisco, ma quando si fa una proposta all’inizio si deve chiedere 100, poi alla Camera, quando parte il dibattito, vengono convocate tutte le associazioni e nasce il confronto tra chi fa il lavoro, e che quindi lo conosce meglio di chi ha scritto, e che dice: questa cosa qui si può fare, questa no.”

La strada però secondo Paparella non deve essere quella di autorizzare tutti gli additivi naturali perché non porterebbe a niente visto che il consumatore non lo capirebbe, inoltre quasi tutti gli additivi sono di origine naturale. Anche dire naturale che non ha subito procedimento chimico non chiarisce: come fare a distinguere farina di semi di carrube sì e carragenina no, o guar si e alginati no. Bisognerebbe fare una lista….

A questo punto la mia domanda è stata: “ma così facendo non si rischia di demonizzare dei prodotti che non fanno assolutamente nulla alla salute?”

La risposta di Paparella è stata: “L’obiettivo non è la salute dei consumatori ma di creare una fascia alta.”

Allora io mi chiedo: “Ma chi lo dice che senza la farina di semi di carrube la fascia del gelato è alta?

In sostanza per chi ha proposto questo disegno di legge il concetto è: per un consumatore è più facile capire questo tipo di messaggio. In pratica un gelato “senza” le cose che il consumatore non capisce è, a prescindere, un gelato migliore….

Paparella dice di aver letto le correzioni proposte nel nostro articolo su GxG e dice di condividere in pieno molti suggerimenti fatti. Ad esempio ritiene molto utile dare le definizioni dei semilavorati, aggiungendo: “nel testo iniziale non abbiamo voluto inserire un divieto per le basi pronte per evitare un danno visibile ad una parte del settore, ma se questo entrasse allora si può parlare di singoli ingredienti.”

Quindi questo è il primo round.

Starà a noi cercare di portare le giuste correzioni.

Nei prossimi giorni vedremo di analizzare anche la seconda legge…

 

Roberto Lobrano

Immagina il futuro: Il primo contest creativo per il mondo del gelato

Sabato 1 ottobre 2016 ore 17,30. Nonostante un cielo plumbeo e qualche goccia di pioggia si è svolta senza intoppi questa interessantissima iniziativa dedicata al gelato artigianale.

Si è avuto modo di riflettere sul mondo del gelato in modo nuovo e stimolante, attraverso la fusione di prospettive e visuali diverse e insolite.

Un evento non per dare o far emergere soluzioni, ma per aprire strade a sguardi diversi, per osservarsi dal bordo e… per vivere il gelato in modo insolito tra provocazioni, stimoli, momenti di arte e spettacolo.

GxG Lobrano SherbethPer tali ragioni, la tipologia di evento non è stata quella del brainstorming normalmente inteso, il quale è orientato invece a produrre risultati e soluzioni, così come non è stata una conferenza, uno workshop o una lezione. E’ stato uno “spettacolo di stimoli”.

Il confronto multidisciplinare si è svolto tra gelatieri, musicisti, creativi, produttori agricoli, chef, medici, inviati televisivi e amministratori. Insomma clienti del gelato artigianale con esperienze e punti di vista diversi.

Il tema?

Qual è il futuro del gelato, considerando le difficoltà che il gelato artigianale vive: poca chiarezza su cosa effettivamente sia il gelato artigianale (e quindi tutti praticamente – o quasi – possono fregiarsi di questo ‘titolo’ di artigianalità), gelatieri ostaggio dei produttori di semilavorati e dei produttori dei macchinari e conseguente perdita/dispersione del patrimonio culturale, artigianale, creativo, di genuinità, di aggancio con i territori del gelato e per i gelatieri (se per fare il gelato è sufficiente aprire una busta e schiacciare un pulsante in una macchina…le conseguenze alla lunga sono quelle ora descritte).

In tutto questo l’Associazione Culturale Gelatieri per il Gelato punta ad una tutela e rilancio di quei valori; è un’esigenza che diversi veri gelatieri sentono…solo che sembra non si sappia come fare…sembra che manchino le risorse, le capacità, ecc. per uscire da questo circolo vizioso.

Gelatieri per il gelatoQuesto il contesto da cui si è mossa l’iniziativa – che non è la prima svolta da GxG, ma che questa volta ha voluto essere un modo per vedersi anche da fuori, trarre ispirazione da altri campi.

L’evento è stato aperto dalle note musicali del maestro di pianoforte Marcello Mazzoni che ha introdotto questo inedito format all’interno di una manifestazione dedicata al gelato come è lo Sherbeth Festival.

Marcello Mazzoni GxG SherbethDopo una breve presentazione degli ospiti da parte di Roberto Lobrano (sul palco c’erano ben 11 persone!) ci si è avviati in un percorso di cambiamento rappresentato da tre momenti:

  1. Trasformare la capacità di percepire. Osserva, Osserva, Osserva. Ovvero il luogo della percezione. Percepire la realtà (e noi stessi, in relazione ad essa) in modo diverso per generare inneschi creativi.
  2. Trasformare il sé e la volontà. Ritirati e rifletti. E’ lo “spazio” dell’intuizione, dell’ispirazione. Quando percepiamo il futuro verso cui andare, occorre avere la capacità di lasciar andare ciò che è oramai superato e lasciar venire il nuovo che aspetta noi per poter emergere
  3. Trasformare l’azione. Agisci in un istante. Dare seguito all’intuizione emersa, passando all’azione, senza perdersi in estenuanti ipotesi inconcludenti: è facendo che si comprende dove possiamo andare e come.

Ognuno di questi tre momenti è stato introdotto da un pensiero letterario e dalla testimonianza/provocazione di Bonetta dell’Oglio, Stefania Petyx e Rino Panetti.

Petyx Dell'Oglio Gelatieri per il gelatoIl maestro Mazzoni ha poi sottolineato con altre tre esecuzioni musicali il flusso della discussione, mentre l’artista Giuseppe Berardi ha fissato su una tela frasi e figure grafiche sorte dalle testimonianze degli ospiti.

Un evento unico che ha segnato una vera svolta, forse non ancora compresa da tutti, su ciò che conta comprendere per risolvere i problemi connessi alla categoria dei gelatieri nei confronti della propria clientela.

GxG Berardi Sherbeth