Gelatieri per il Gelato: Pierluigi D’Ambrosio

Pierluigi D’Ambrosio (da Mortegliano – Udine )

D’Ambrosio Gelateria Naturale – via Udine, 19 – Mortegliano (Friuli Venezia Giulia)

“Ciascuno è figlio della propria epoca. Io sono figlio di un’epoca in cui i percorsi formativi portavano direttamente ad un impiego correlato.

Relazioni lineari, semplici, scontate: se hai frequentato una scuola scientifica farai l’ingegnere o il medico, se ti sei formato come tecnico farai il tecnico, se hai fatto una scuola ad indirizzo umanistico farai l’insegnante. Tutto chiaro. Infatti, gran parte della mia carriera lavorativa l’ho trascorsa nell’ambito informatico, anch’io ho partecipato attivamente alla rivoluzione digitale.

Ma come tutte le rivoluzioni, passata l’euforia rivoluzionaria (appunto), rimane la routine ed, in fondo, la noia. Per mia fortuna ho attraversato due epoche, due secoli. Se il ventesimo secolo era caratterizzato dalle relazioni causali lineari ed univoche, il ventunesimo secolo è aperto alla creatività ed all’invenzione. Questa consapevolezza ha reso possibile il ripensarmi sotto prospettive diverse.

L’approdo alla gelateria è stato del tutto casuale (di nuovo: 1900=causalità, 2000=casualità), tra l’altro avevo smesso di consumare gelato, era un cibo che non mi stimolava più, ma mi sono imbattuto, casualmente, in un sorbetto d’arancia (ho sempre amato i sorbetti): DIVINO. Da lì ho compreso che c’era del lavoro da fare e lo sto facendo.

dambrosioRispetto all’informatica, la gelateria ha una marcia in più sotto molteplici aspetti: il profilo d’apprendimento dell’arte gelatiera non segue i canoni consueti, tutto e molto più “non-lineare” di quanto si pensi. A parte gli aspetti tecnologici legati al fare gelato, la cui conoscenza è doverosamente scontata, c’è anche un lato non perfettamente evidente che connota ogni gelatiere, il suo “stile”.

Frequentare i grandi gelatieri offre degli spunti eccezionali, non che tutti i grandi gelatieri siano anche dei maestri, tutt’altro, ma alle volte basta mezza frase, una parola, per comprendere perché il suo gelato abbia una marcia in più. Essere capaci di captare questi insegnamenti è una dote che mi attribuisco e che sfrutto a piene mani.

Anch’io possiedo uno stile, che non è perfettamente controllabile, emerge spontaneamente come qualcosa di intrinseco alla mia persona, anche se devo dire d’avere la sensazione che sia in lenta trasformazione. Penso sia normale, in fondo siamo il prodotto di mille esperienze in continuo divenire. Il mio stile penso sia connotato da una certa classicità, amo i gelati con pochi ingredienti ben riconoscibili, non mi piacciono i gusti estremi e poco affini alla tradizione. Ma forse qualcosa sta cambiando…”