Ricominciano gli incontri dell’inclusione dei Gelatieri per il Gelato. Questa volta è toccato a Dario Rossi visitare il carcere di Padova ed emozionarsi. Ecco il suo racconto.

Il 10 Aprile mi trovavo a Bologna per aver partecipato il giorno precedente all’assemblea dei Gelatieri per il Gelato e avevo pianificato da tempo la visita di oggi al Carcere “Due Palazzi”. Queste visite rientrano nel progetto di inclusione sociale dei Gelatieri per il Gelato, fatto di visite educative (spesso per i gelatieri) dei laboratori di gelateria e pasticceria all’interno del carcere.
Sceso dal treno vengo accolto direttamente sul binario da Matteo Florean, responsabile della cooperativa che si occupa di inclusione sociale all’interno del Carcere. Dopo il saluto e le domande di rito, Matteo inizia a raccontare dell’importanza del progetto di inclusione sociale. Un progetto che conta nel carcere di Padova il coinvolgimento di circa 120 detenuti sui circa 600 ospiti della casa di reclusione. A livello nazionale sono coinvolti circa 700 detenuti coinvolti nei vari progetti, e solo quello del Consorzio Giotto è circa il 20% del totale dei progetti nazionali. E mi sottolinea il fatto che c’è ancora molto da fare…

Dopo aver superato i controlli all’ingresso del carcere ci fermiamo davanti ad un’aiuola. E mi racconta la storia di quello spazio verde in mezzo a tanto grigiore. Era inizialmente un terreno abbandonato, poi la direzione prese una ditta “esterna” al carcere per la manutenzione, e Nicola Boscoletto, fondatore del consorzio, partecipando al bando di gara, propose di coinvolgere direttamente i detenuti aggiudicandosi l’appalto. Questo permise a circa 10 detenuti di abbandonare per qualche ora durante il giorno la propria cella, seguirono prima un corso di formazione e poi si misero subito al lavoro con tanta voglia di fare, di rimettersi in gioco, di imparare a lavorare. Dopo questo racconto andiamo attraverso i laboratori attraversando un lungo corridoio dove sulla parete di destra c’erano moltissime immagini che vedevano i protagonisti di Giotto fotografati durante le presentazioni, i corsi, con personaggi televisivi e politici di turno.

Matteo mi ha fatto da “Cicerone” spiegandomi foto per foto il contesto e degli aneddoti. Sono rimasto impressionato dalla storia di una foto in particolare dove un detenuto (con due ergastoli per due omicidi) partecipò ad una manifestazione alla fiera di Rimini. La cooperativa Giotto era lì per raccontare al mondo esterno ciò che avveniva nel loro mondo interno al carcere. Questo ergastolano era lì nello spazio a loro assegnato e raccontava ai bambini delle scuole perché era finito in carcere e mentre raccontava di avere una figlia della loro stessa età, una bambina alza la mano per fargli una domanda. Il detenuto la vide e gli disse dimmi tutto, e la bambina gli pose il suo quesito: Visto che hai una bambina della nostra età che non vedrai per molto tempo, non potevi pensarci prima di sparare…? Il detenuto rimase spiazzato da questa semplice e innocente domanda, tanto da farlo scappare nel magazzino per non farsi vedere piangere dai bambini! Dopo un po’, convinto anche dagli altri detenuti, riprese il racconto rivolgendosi a quella bambina: ci ho pensato e se non avessi fatto quel gesto oggi non sarei qui a raccontartelo.

Dopo questi racconti emozionanti, entriamo nell’area laboratori nel cuore della cooperativa Giotto, sale adibite a “call center” con commesse per il CUP, Camera di Commercio per la firma digitale e telemarketing. Poi la visita alle officine dove i detenuti lavoravano manualmente alle realizzazioni di componenti (scarpe, valigie, etc..) per case di lusso.

Matteo mi spiega la risposta a una domanda che molti fanno sul loro progetto: non c’è lavoro fuori perché dobbiamo dare lavoro ai detenuti che hanno commesso dei reati e devono scontare la pena..? Mi racconta allora il caso di una nota marca di valigie che aveva la commessa in Croazia e la loro cooperativa propose di spostarla all’interno del carcere facendogli anche risparmiare qualcosa… Alla fine la spuntarono e così grazie a questa commessa la cooperativa dà lavoro a 20 detenuti e 15 lavoratori esterni. Dopo le officine arriviamo nel laboratorio di pasticceria accolti dal responsabile e dagli addetti ai lavori. Producono eccellenze come i famosi panettoni e colombe, sempre Matteo mi racconta: siamo partiti con la produzione di mille panettoni, oggi siamo arrivati a circa 90.000 dando lavoro anche a molti più detenuti.

Arriviamo nel laboratorio di gelateria accolti dal responsabile “Lele” e dagli altri detenuti. Dopo le presentazioni chiedo a “Lele” di raccontarmi la sua storia: sto scontando una pena molto lunga e quando Matteo mi propose di intraprendere un progetto come questo ho subito aderito in quanto noi detenuti oltre alle due ore di “aria” passiamo il resto della giornata in celle da 3×3, dove fai tre passi e torni indietro, dove il metabolismo rallenta sempre di più, dove le giornate sono interminabili. Qui ho imparato un mestiere, sono a contatto con gli altri detenuti e lavoriamo in sinergia per un obbiettivo. La mattina quando mi sveglio non vedo l’ora di venire in laboratorio per sentirmi utile, realizzato e anche per la componente economica, perché veniamo retribuiti come un vero addetto ai lavori. Questo ci permette di aiutare anche le nostre famiglie che sono fuori, cosa che prima era il contrario ovvero oltre ad aver creato problemi come la mancanza del capo famiglia che porta i soldi a casa erano loro a portarmi i soldi durante le visite per le sigarette, caffè, etc.. I parenti venivano con uno spirito diverso rispetto ad oggi che vengono e sono io a dare e non loro…”

Passiamo al gelato, dopo aver raccontato loro chi sono e quale è la mia filosofia passiamo alla produzione di tre gelati: Olio EVO in purezza, Cacio e Pepe e un gelato classico alla crema.

Durante la preparazione dei gelati ci fermiamo per la pausa pranzo e Matteo mi fa notare che loro hanno il primo refettorio d’Italia, in quanto i detenuti non mangiano nelle mense come fanno vedere in televisione ma dentro la cella. Il detenuto non può essere lasciato “solo” ed è importantissimo interagire e confrontarsi con gli altri detenuti in momenti di convivialità durante il pranzo o la cena…

Dopo aver degustato i gelati realizzati con le mie ricette, è arrivato il momento dei saluti ringraziandoci a vicenda per la splendida giornata passata insieme.

Un ringraziamento personale va a Matteo che mi ha ospitato, accolto e raccontato il loro mondo in maniera ineccepibile…

Dario Rossi (Gelateria Greed Avidi di Gelato)