L’articolo pubblicato sul blog Icerock di Roberto Lobrano ha sollevato un tema molto attuale rilevando l’ormai indefinito numero di scuole di gelato e di corsi di formazione alla professione di gelatiere che sono proliferate nel nostro Paese.
Un fenomeno che sta (giustamente..) cavalcando l’euforia che ha investito il mondo della gelateria in tutto il mondo (testimoniato dall’incredibile numero di visitatori registrato alle fiere del settore) e che finora non ha ancora dato sintomi di flessione.
Accanto a scuole e corsi si sono poi sviluppati tutta una serie di iniziative, che partono dagli stage in gelaterie esistenti alla fine del periodo di studio per arrivare a vere e proprie strutture che abbinano aule a gelaterie vere e proprie, per permettere a chi si vuole cimentare nella professione di gelatiere di mettere in pratica sul campo tutto quello che si è imparato.
Infatti è questa la domanda crescente da parte di tutti questi studenti, tanto che anc’io posso testimoniare di essere stato più volte contattato per ospitare stagisti nel mio laboratorio.
Nel Far West della gelateria italiana*, può capitare benissimo (come ho potuto constatare) che dopo pochi mesi dall’apertura (e senza nessun altra esperienza alle spalle) un gelatiere possa pensare di offrire corsi di formazione all’interno della sua azienda per ottimizzare i costi delle strutture e arrotondare gli incassi.
gelatieri
Ma chi stabilisce che ha le competenze e la professionalità per insegnare?

In realtà non è detto che i formatori più capaci debbano essere per forza i gelatieri più famosi.
Esistono ottimi insegnanti che non hanno mai avuto una gelateria propria, così come grandi professionisti del settore che però non  hanno le capacità (o non lo desiderano…) di trasmettere il loro sapere.
Così come non esiste una regola che scrimini le scuole più prestigiose dal fatto di essere collegate o meno ad aziende del settore.
Esistono corsi all’interno di aziende di semilavorati dove si insegnano ad utilizzare la materie prime e i neutri a basso dosaggioda parte di seri e preparati professionisti  (aggiungendo solo alla fine ‘altrimenti potete usare il nostro prodotto’) così come scuole ‘indipendenti’ con armadi traboccanti di prodotti ‘completi’  pronti ad alta grammatura per produrre gelato.
luca caviezel carlo pozzi
Penso che, se debba esistere una sola regola comune, quella debba essere data dall’esperienza necessaria da avere, non acquisita dietro il bancone di una gelateria bensì dietro una cattedra.
In molte strutture infatti i nuovi insegnanti prima di essere resi autonomi, devono affiancare nelle lezioni colleghi più esperti e preparati di loro.

A scanso di equivoci, sia chiaro che tutta questa enorme offerta di formazione professionale nell’ambito della gelateria non può che essere considerata positivamente, il numero dei corsi disponibili non è mai troppo.
Devono però essere valorizzate quelli che sono gli enti o le istituzioni che danno più garanzie di qualità e indipendenza di insegnamento.

E qui sorge il problema.
Come si fa a stabilire il valore di un corso di gelateria?
Lo fanno i programmi, i nomi o il curriculum degli insegnanti?
Le strutture e le attrezzature a disposizione degli allievi?
Oppure, molto semplicemente, l’onestà intellettuale di spiegare un gelato che può essere prodotto in molti modi diversi, con prodotti più o meno semplici da utilizzare?
Voi cosa ne pensate?

PS*: l’unica legislazione attualmente vigente in Italia che qualifica la professione di gelatiere è quella redatta dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Di seguito potete verificare quali sono le scuole e gli istituti abilitati per fornire la professione necessaria all’entrata nel mondo del gelato. Non viene presae in considerazione alcuna scuola espressamente dedicata alla formazione dei gelatieri. Per l’apprendistato è stato istituito un corso presso la scuola professionale “Cesare Ritz” di Merano

Può iniziare l’attività chi è in possesso di uno dei sottoelencati requisiti professionali ai sensi dell’art. 38 della legge provinciale n. 1/2008:

  • diploma di maestro artigiano nella relativa professione, oppure iscrizione nella prima sezione del ruolo degli artigiani qualificati di cui all’articolo 30 della legge provinciale 16 febbraio 1981, n. 3;
  • diploma di lavorante artigiano per la relativa professione e, successivamente, almeno 18 mesi di esperienza professionale come operaio qualificato o operaia qualificata, come familiare collaboratore, come socio collaboratore o come titolare in un’azienda del settore;
  • diploma finale di una scuola professionale almeno biennale con formazione teorico-pratica e, successivamente, almeno 24 mesi di esperienza professionale come operaio qualificato o operaia qualificata, come familiare collaboratore, come socio collaboratore o come titolare in un’azienda del settore; 
  • diploma di scuola media superiore o laurea in una materia tecnica corrispondente e, successivamente, almeno 18 mesi di esperienza professionale come operaio qualificato o operaia qualificata, come familiare collaboratore, come socio collaboratore o come titolare in un’azienda del settore;
  • almeno sei anni di esperienza professionale nella relativa professione in un’azienda del settore come operaio qualificato o operaia qualificata, come familiare collaboratore, come socio collaboratore o come titolare.

[immagini: www.gelatoprofessionalschool.com.au, andrea soban]