Ho letto con piacere pareri, giudizi e commenti dei tanti colleghi e non e mi piace aggiungervi qualche pensiero con l’intenzione di darvi un modesto contributo.

Per intanto, mi sembra, non vada fatta “per principio” alcuna distinzione sul piano qualitativo tra prodotto artigianale e non artigianale: di prodotti buoni, mediocri, scadenti e via dicendo ve ne sono ben distribuiti in tutti e due i “mondi”. Che vi debbano essere differenze e diversità tra le due realtà (assortimenti, gusti, corpo e struttura dei prodotti, presentazione, sevizio ecc.) è nelle specifiche caratteristiche di ognuna di esse.

Gelatieri per il GelatoCredo che bisognerebbe porre nella scala dei valori anzitutto il concetto del lavoro, la cultura del lavoro, lo spirito che anima colui che opera. Credo che siano proprio questi i punti di distinzione dell’artigiano ed i confini nei confronti di colui che artigiano non é.  E’ pur vero che tutti lavorano (come il nostro predecessore di Neandertal) per sopravvivere fisicamente, ma l’artigiano opera (forse spesso anche inconsapevolmente) soprattutto per realizzare se stesso, la sua natura, il suo essere costruttivo nella società.

Nel dovere assegnare una classificazione all’ “artigiano” non credo sia corretto il riferirsi alle “dimensioni” della propria bottega, ne alla “quantità” (oraria) da questo dedicato alla “manovalanza” della propria attività.  E’ necessario ….

…rendersi conto che i processi di lavoro continuano a cambiare e che la tecnologia modifica del continuo anche il modo di lavorare dell’artigiano. Se questo, lavorando manualmente nella piccola bottega, un giorno, dovesse decidere di ampliare la propria attività in ambienti più ampi, razionali e ben attrezzati (da nuove macchine “dell’ultima generazione”), per quale motivo non dovrebbe più essere considerato “artigiano” ?  Sono certo che nessuno di noi vorrebbe più ritornare al “ghiaccio e sale”, o no?  L’artigiano sarà pure “autorizzato” a crescere  e diventare forse da piccolo bottegaio anche “datore di lavoro” (oggi del tutto dimenticato o meglio messo al bando). Lavorerà (e farà lavorare) con lo stesso spirito artigiano e nessuno gli potrà mai togliere la sua qualifica di “artigiano”.

macchina da gelato anticaNel laboratorio della nostra azienda paterna (eravamo in quattro fratelli ed una sorella) operavano ben 72 persone (uomini, donne, siciliani e pasticcieri provenienti da diversi paesi europei). Un mio fratello gemello ed io operavamo in laboratorio ed ogni reparto (dalla più antica dolceria e pasticceria siciliana, alla gelateria, dalla pasticceria mitteleuropea alla confetteria e pralineria, dalla preparazione di marmellate e frutta candita,  dalla antica cucina dei “munsù” siciliani alla gastronomia moderna al banqueting) era guidato da un professionista di sicura fiducia e responsabilità.  Ogni partita di prodotti ed ogni particolare ordinazione veniva da questi seguita e successivamente controllata al “pass” dal Capo Laboratorio (un anziano pasticciere tedesco di nome e di fatto): non erano concessi “sconti” a nessuno, la qualità e la presentazione dei prodotti è stata da sempre il massimo orgoglio della nostra azienda.

Scusatemi questa divagazione che tuttavia voleva ribadire che è soprattutto nel lavoro fatto con vero spirito di servizio e con primario rispetto del consumatore che l’artigiano si distingue.  Non credo proprio che “l’artigianalità” di una impresa possa essere determinata misurando i metri quadrati dell’azienda o il consumo dei chilowattore degli impianti.

Quali “classici” esempi di artigiani (oggi quasi del tutto scomparsi) si ricorda spesso il calzolaio, il sarto, il pellicciaio, il falegname, l’ebanista, il tappezziere e qualcun’altro. Essi realizzavano (oggi ancora realizzano) manufatti artigiani; le scarpe ed i vestiti che andiamo a comperare presso i negozi delle nostre città provengono invece chiaramente dall’industria.

Dovendo o desiderando avere un paio di scarpe o un vestito “su misura” si è costretti a ricorrere all’artigiano calzolaio o sarto.

Infatti una qualificante caratteristica dell’artigiano è il suo tipico lavoro “su commissione” che nessun’altro (catene, gelatori specialisti di prodotti completi e quant’altro) potrà contrastargli. Non esiste pasticceria, ristorante ecc., anche di grandi dimensioni, che non curi anche un (oggi sempre più richiesto) servizio su commissione.  Nella mia gelateria monovalente degli anni ottanta godevo largamente di “ordinazioni” di gelato sfuso, torte, bombe, elaborati vari e quant’altro su richiesta che concordavo di volta in volta con la clientela. In tutta la città ero il solo gelatiere a produrre “su commissione” e la clientela sapeva valutare ed apprezzare.  Un modo anche questo per differenziarsi e qualificarsi.

gelataio1Al collega gelatiere basta un piccolo mantecatore da due litri (oggi bellissimi in commercio) un po’ di fantasia e la necessaria volontà di esprimersi come vero artigiano. Vogliamo finalmente credere nelle nostre enormi possibilità di crescita e di sviluppo!  Piaccia o non piaccia:  tutto il settore della cucina attende che il gelatiere si faccia “avanti”,  parlatene con Angelo Corvitto.

Ad ogni modo, non credo che ci si debba impressionare delle “catene” o di chi intende inondare l’Italia di “Bel Gelato Outlet” con brevetto per la conservazione della frutta proveniente dal Kenia.

Alla prossima; sarò meno prolisso, Luca Caviezel