[di Marco Gennuso] Carissimi,

leggo con attenzione le lamentele e le arrabbiature di Roberto, che in parte condivido, visto l’impegno profuso da tutti per arrivare al nostro obbiettivo. Ma poi mi son detto: e se fossimo noi a giocare un altro sport?
Mi spiego o cerco di spiegarmi meglio. Noi siamo quelli che giocano bene a rugby. Andiamo agli allenamenti con le nostre macchine, ogni giorno alziamo le serrande dei negozi, ci impegnamo e produciamo gelato che fa felici un sacco di persone.

Siamo quelli che quando ci va bene, vinciamo contro la Francia,  vicecampionemondiale,  non so se mi spiego, ma poi lottiamo con la Scozia per non vincere il cucchiaio di legno. Loro sono quelli che  giocano a calcio ed in campions league!
Vanno agli allenamenti col Ferrari, hanno fans in tutto il mondo, secondo i media e i giornali di settore, sono quelli delle campagne promozionali toste, che mandano il gelato alle stelle, quelli belli fuori e buoni dentro, ma loro il gelato non lo fanno. Ci prestano il campo, l’olimpico era strapieno l’altro giorno per italrugby-scozia, loro col calcio faticano oramai a riempirlo.
Noi siam quelli del terzo tempo, quelli che alla fine primi o secondi la festa la fanno allo stesso. Noi non siamo quelli del sistema Italia gelato, perché il sistema per fare il gelato italiano, lo sappiamo da un sacco di tempo.
Noi siam quelli che non compaiono sui giornali, se non per dire che il gelato é una droga, che siamo piccolini e cattivi e magari  anche un po’ evasori, ma siam quelli che facciamo sospirare intere generazioni, noi che con quella palla ovale andiamo dritti alla meta, noi che i coni e le coppette li facciamo sempre mettendoci impegno, noi che non sappiamo comunicare bene, ma lo facciamo col nostro prodotto, noi che gratifichiamo i nostri clienti con gocce di dolcezza, create con fatica e
abnegazione, lavorando tutte le feste comandate e fino a tardi la sera.
Noi che a volte ci facciamo abbindolare da quel mondo del calcio,  pieno di lustrini e paiette e magari anche di belle donne, noi che a volte scappiamo dal rugby, per andare a servire quelli del calcio, come preparatori atletici, come quelli che insegnano l’ABC……mah. Come se il rugby fosse uguale al calcio…….
Dovremmo imparare a crescere insieme, a formarci insieme, a vivere insieme e allora avremo un Italrugby gelatieri più forte, che magari non vincerà il sei nazioni, che magari non apparirà su tutte le testate sportive più gettonate, ma avrà fatto una splendida partità, come ha giocato bene a Cefalù e altrettanto a Bologna. Abbiamo perso a Rimini, pazienza, ma sappiamo che abbiamo scaldato e tuttora scaldiamo milioni di cuori golosi
in Italia e non solo.
Ciao a tutti

Marco